L'andamento del mercato immobiliare

10 Nov, 2012

Il mercato immobiliare, a partire dal 1990, ha continuamente registrato crescite impressionanti difficilmente raggiungibili in altri e diversi segmenti di investimento.

In dodici anni gli immobili, almeno nelle grandi città, hanno quasi triplicato il loro valore. Trattati nel 1990 a circa 90/100 milioni di vecchie lire vengono in oggi trattati a 130.000,00 – 150.000 euro (circa 260 – 300 milioni di lire).
 
Secondo Nomisma, una delle maggiori e più serie analiste del mercato, il valore delle abitazioni dal 1999 ad oggi ha registrato incrementi del 17,2% quello degli uffici del 14%, i negozi del 15,4% ed infine i capannoni industriali dell’11%.
 
A fronte del raffreddamento del mercato delle locazioni periferiche i prezzi abitativi dei quartieri centrali hanno consentito rendimenti totali anche del 14% lordo.
I redimenti del mercato degli uffici negli ultimi tre anni hanno registrato percentuali medie del 6% con punte molto superiori all’interno dei contesti metropolitani maggiormente qualificati.
 
Per quanto sopra premesso si può affermare che, in un contesto di incertezza internazionale e nazionale, il mercato immobiliare dimostra la propria tradizionale capacità di mantenere il valore, proponendosi quindi come valida alternativa ad altri investimenti.
 
La tradizionale propensione degli italiani ad investire in abitazioni è ben nota. Oltre il 75% delle famiglie è proprietaria della casa ove abita; il Censis evidenzia come negli ultimi tre anni (il nuovo millennio) il 18% delle famiglie abbia acquistato la prima casa e come il circa 7% si orienti alla ricerca della seconda casa.
 
In questo contesto si inserisce anche la nuova legge sulle locazioni abitative che dopo un ventennio è definitivamente intervenuta nel superare l’ormai anacronistica legge sull’equo canone. La liberalizzazione del mercato, molto più incisiva di quella proposta  con i cosiddetti patti in deroga, ha comportato il completo rilancio del settore  immobiliare abitativo. La nuova legge pur preservando principi di condivisione con i precedenti patti in deroga, con i contratti del cosiddetto primo canale è intervenuta abrogando e prevedendo la derogabilità di molte delle norme contenute nella legge 392/78.
 
Peraltro lo studio della legge 392/78, ancora completamente valida per quanto concerne il contratto “ad uso diverso”, sempre più spesso, deve confrontarsi con orientamenti dottrinali e giurisprudenziali diversi e spesso contrastanti fra loro.
 
Le continue leggi di modifica e di integrazione alla normativa vigente impongono quindi continua attenzione alla materia e costante aggiornamento.